Nell'ultimo mezzo secolo la città di Roma si è espansa a dismisura con un enorme consumo di territorio.
L'ampliamento del Parco dell'Appia Antica è uno strumento efficace per preservare gli ultimi pezzi di campagna romana sopravvissuti a una politica di edilizia intensa.
Una volta definita la perimetrazione del Parco e ratificata la proposta di legge (deliberazione n.815 del 20/09/2005) queste aree saranno tutelate per sempre da rischi di distruzione dovuti a scempi edilizi.
Il Fosso della Cecchignola è ricompreso nella zona "f" ed assume particolare importanza in quanto corridoio biologico di collegamento tra l'attuale Parco dell'Appia Antica e la Riserva Naturale Laurentino-Acqua Acetosa.

Figura 1: La zona "f" dell'ampliamento del Parco dell'Appia Antica

Figura 2: La zona "f" vista dal satellite
C'era una volta una cicogna...
Secondo una suggestiva interpretazione, il toponimo Cecchignola deriverebbe dalle cicogne che, quando era ancora presente un laghetto vulcanico ora prosciugato, si potevano frequentemente avvistare nella tenuta.
Il laghetto era ancora esistente all'inizio del '900, e su quelle che erano le sue rive è ancora visibile, sebbene in pessimo stato di conservazione, un piccolo ninfeo coevo al castelletto.

All'interno della tenuta della Cecchignola fu rinvenuta nel 1939 una spettacolare villa di età romana, dalla quale fu asportato il celebre mosaico con gatto e anatre, attualmente conservato al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo.
Il mosaico pavimentale mostra un gatto in atto di afferrare un volatile, e due anatre.
Il mosaico può essere confrontato con uno analogo rivenuto a Pompei, databile alla fine del II sec. a.C.
Il pavimento della villa della Cecchignola è datato intorno agli anni iniziali del I sec. a.C.
La Torre e il Castello della Cecchignola
La torre è inserita all'interno di un pittoresco complesso nato come casale rurale ma ben presto trasformato in residenza nobile di campagna, posto sulla destra di via della Cecchignola (Ardeatina antica).
La torre, risalente al XII secolo, è costruita in scaglie di tufo e selce e presentava un recinto merlato, ancora parzialmente conservato nella parte posteriore del complesso.
Menzionata per la prima volta in una bolla di Onorio III (1226-1227) con il nome di Cicomola, nel 1458 fu del cardinale Bessarione, celebre umanista e filantropo.

Agli anni del Cardinale Bessarione risalgono i notevoli rimaneggiamenti dell'intero complesso e, in particolare, la sopraelevazione della torre con la costruzione in blocchetti di tufo regolari delle due terrazze superiori e della merlatura.
La Torre della Cecchignola era in comunicazione visiva con numerose vedette dei dintorni, ora per la maggior parte scomparse, e controllava tutta la tenuta omonima.

Torre romana
Oltre alla villa romana, un'altra testimonianza di epoca romana è una torre di pianta quadrata, situata a circa duecento metri dal Castello della Cecchignola e a pochi metri dall'argine del Fosso della Cecchignola.
Essa presenta all'interno resti di una scala a chiocciola ed è realizzata in opera listata con filari di blocchetti di tufo alternati a corsi di mattoni.
La torre, databile al II°-III° secolo d.C. nacque probabilmente in funzione di una villa imperiale - doveva assicurare il controllo sui passaggi e sul fosso - e continuò ad essere utilizzata nel Medioevo con medesima funzione.

Il Fosso della Cecchignola oggi
Quello che oggi resta del Fosso della Cecchignola è il frutto delle vicende che vanno dagli inizi del Novecento fino ai nostri giorni.
Dalle carte idrogeologiche recenti sappiamo che il corso del fiume che discendeva dai Colli Albani era anche alimentato da alcune polle la cui acqua veniva raccolta in una grande vasca o laghetto artificiale a forma ovale.
Le acque del fiume infine venivano raccolte nel fosso del Buttero che sboccava nel fosso della Valchetta, a sua volta affluente del Tevere.
La scomparsa dell'acqua, dovuta sia ai diversi interventi di manomissione dell'alveo sia alle captazioni idriche per alimentare con le acque della falda il laghetto dell'EUR (anni '40), ha portato anche alla scomparsa di ogni forma di vita ad essa connessa: rovelle e barbi, scardole e anguille, gamberi di fiume, rane.
Anche la vegetazione ne ha risentito, anche se l'alveo del fosso è tuttora umido e si allaga in occasione di piogge abbondanti.
Il fosso come lo vediamo oggi è il risultato di successive alterazioni avvenute nel corso degli ultimi trenta anni.
Percorrere i sentieri che scendono nell'alveo del fosso è una scoperta emozionante.
Si entra, circondati da alberi di alto fusto, dentro un bosco popolato da fauna avicola (allodola, civetta, capinera, cinciallegra, upupa, pettirosso) e terrestre (volpe, riccio, tracce di istrici).
Pur con le alterazioni di cui si è detto, è un pezzo di campagna romana ancora miracolosamente integra, ancora più preziosa se si pensa che ci si trova all'interno del Raccordo Anulare.
L'area del Fosso della Cecchignola è veramente l'ultima campagna intorno a noi!
Il valore paesistico dell'area


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